Sul fronte italiano, il CERT-AGID ha pubblicato il 2 ottobre la consueta sintesi delle campagne malevole osservate nella settimana precedente.
Tra il 26 settembre e il 2 ottobre sono state rilevate 219 campagne malevole, delle quali 185 rivolte specificamente a obiettivi italiani. Il CERT-AGID ha inoltre individuato 1.436 indicatori di compromissione (IoC).
Uno degli elementi più interessanti riguarda il phishing.
Tra le 24 tematiche utilizzate nelle campagne individuate, il rimborso è risultato particolarmente presente: 51 campagne di phishing italiane hanno utilizzato questo tema, facendo riferimento all’Agenzia delle Entrate.
Perché i falsi rimborsi funzionano?
Il meccanismo è semplice ma efficace: il destinatario riceve una comunicazione che promette un rimborso, un credito fiscale o una somma da recuperare.
L’obiettivo reale può essere invece quello di portare la vittima su una pagina contraffatta per raccogliere:
- credenziali;
- dati personali;
- dati delle carte di pagamento;
- informazioni bancarie;
- codici di autenticazione.
Il consiglio rimane quello di non utilizzare i link contenuti nei messaggi inattesi e di raggiungere autonomamente il sito dell’ente attraverso il browser.
Gli agenti AI entrano sempre più nel panorama delle minacce
È probabilmente questo il tema più interessante dal punto di vista strategico.
Negli ultimi giorni sono emerse diverse segnalazioni relative all’utilizzo di sistemi AI e agenti autonomi in attività di cybersecurity offensive.
Guardando al panorama internazionale, secondo quanto riferito da OpenAI, sono in corso analisi relative a diversi episodi nei quali agenti AI avrebbero interagito con sistemi reali, compresi siti web governativi australiani. L’azienda ha dichiarato di aver notificato oltre 100 organizzazioni potenzialmente interessate, precisando però che una notifica non significa necessariamente che sia avvenuto un accesso non autorizzato o una compromissione dei sistemi.
Un altro episodio ha riguardato tentativi di accesso a siti governativi statunitensi e canadesi da parte di agenti AI autonomi. In quei casi non sono state rilevate evidenze di accesso a informazioni non pubbliche.
Il punto centrale, quindi, non è semplicemente che “l’AI può hackerare”.
La questione più importante è che un sistema autonomo può potenzialmente concatenare più attività — ricerca, analisi, individuazione di obiettivi e interazione con sistemi — a una velocità molto superiore a quella di un operatore umano.
Questo introduce nuove problematiche di sicurezza che riguardano sia l’utilizzo offensivo sia quello difensivo dell’intelligenza artificiale.
Anche il phishing si evolve, ma le basi della difesa rimangono le stesse
Guardando queste notizie nel loro insieme emerge un quadro interessante.
Da una parte troviamo vulnerabilità tecniche estremamente sofisticate, come quelle che interessano piattaforme di networking e infrastrutture AI.
Dall’altra continuano a essere efficaci tecniche molto più tradizionali: phishing, furto di credenziali, social engineering e abuso dell’identità di organizzazioni conosciute.
È una combinazione che rende la cybersecurity particolarmente complessa.
Non esiste una singola tecnologia in grado di risolvere il problema.
Una strategia di sicurezza efficace deve combinare:
- aggiornamento tempestivo dei sistemi;
- gestione delle vulnerabilità;
- autenticazione multifattore;
- principio del minimo privilegio;
- monitoraggio degli accessi;
- backup affidabili;
- formazione degli utenti;
- capacità di rilevare attività anomale;
- procedure di risposta agli incidenti.
E, con la crescente diffusione dell’AI, sarà necessario aggiungere anche una nuova domanda: quali autorizzazioni concediamo agli agenti AI e cosa possono fare autonomamente quando quelle autorizzazioni vengono abusate?
Conclusioni
Le notizie degli ultimi giorni mostrano tre tendenze che meritano particolare attenzione: lo sfruttamento sempre più rapido delle vulnerabilità, la crescita della superficie d’attacco legata all’intelligenza artificiale e la continua efficacia delle tecniche di social engineering.
Per aziende e professionisti IT, il caso Cisco ricorda l’importanza di monitorare le vulnerabilità sfruttate attivamente e non soltanto quelle con un’elevata severità teorica.
Per gli utenti italiani, le campagne rilevate dal CERT-AGID confermano invece che il phishing continua a sfruttare temi molto semplici e riconoscibili, come rimborsi e comunicazioni fiscali.
Infine, gli episodi legati agli agenti AI rappresentano un’evoluzione particolarmente interessante: l’intelligenza artificiale sta diventando contemporaneamente strumento di difesa, superficie d’attacco e potenziale componente autonoma delle operazioni offensive.
È un’evoluzione che il settore cybersecurity dovrà seguire con grande attenzione nei prossimi mesi.
Ing. Giuseppe Nascè
Lascia un commento